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Francesco Lo Schiavo e la Gilera Saturno 500 Sport

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A pochi giorni dalla sua scomparsa ricordiamo una delle figure più carismatiche e originali tra i collezionisti di moto storiche in Campania. Il Dottor Francesco Lo Schiavo è stato chirurgo di fama internazionale nell’ambito dell’oncologia e docente alla Seconda Università di Napoli, offrendo i suoi studi e le sue ricerche sempre e solo nell’ambito pubblico. Ma è stato anche un esperto e appassionato di moto storiche. Indimenticabili per noi e per tanti motociclisti partenopei la saggezza e la pacatezza con cui intratteneva le più appassionanti chiacchierate sulla storia delle moto. Nella clip tv che registrammo nel 2005 lo vediamo umile come sempre, mentre racconta la storia della sua passione e della sua gloriosa Gilera Saturno 500 sport.

A seguire il vibrante commiato di uno degli amici più affezionati di Francesco Lo Schiavo, il noto giornalista Almerico Di Meglio.

“Potrei raccontare della prima volta, quella in cui lo conobbi più di 30 anni fa a un raduno della FMI organizzato da Ettore Freda al Molo Beverello di Napoli. Aspettavo l’aliscafo per Ischia e mi incuriosì assai quel tappo che s’apriva a ogni sgasata che quel ciccione dava al suo Falcone antico, verde militare, conservato originale anche nel colore e manutenuto alla vecchia maniera, a badare a qualche macchia di ruggine e di grasso raggrumato, a un filo di ferro che faceva capolino dalla sella, a una cartucciera fissata con lo spago per custodire candele e antiquariato vario. “Chiusino! Si chiama chiusino, un optional e serve a contenere il rumore dello scarico” mi spiegò con tono sbrigativo, ritenendo forse che la mia fosse non curiosità ma ironia, che volessi quasi schernirlo. Potrei raccontare poi che divenimmo amici e dopo parecchi anni di quando l’accompagnai a Padova ad una mostra-mercato su un furgone preso a noleggio, che guidava ritenendolo una Ferrari e sul quale aveva caricato due spiegò BMW antiche e preziose perché rare, che a me parevano due chiodi stravecchi e un altro paio di due ruote che ricordavano Matusalemme ma di cui conosceva ogni minuscolo dettaglio. Prezzi da capogiro che fecero fuggire il rarissimo compratore ma con enorme suo gaudio, le riposizionò nel garage con un sospiro di sollievo, che la diceva lunga sul suo amore per le moto antiche, soprattutto le sue. Potrei raccontare delle chiacchiere nel suo studio, chiacchiere serie quelle, o delle altre, quelle serene spesso pure allegre, al bar sotto casa tra una spremuta d’arancio e due maritozzi che ingoiava con inconsapevole ingordigia. Potrei raccontare aneddoti seri e gioiosi del rapporto intercorso con Francesco, ma è troppo vivo ancora in noi per appartenere già al passato, accadrà, ma ci vorrà tempo. Capita sempre ed è un apparente contraddizione perché capita a tutti prima o poi ma non sappiamo a chi capiti quel giorno a quell’ora, capita che dal Cenacolo uno di noi si alzi e si allontani, per sempre, e quella sedia resta vuota, ne aggiungeremo altre, ma quella sedia resta vuota e lo resterà per sempre. E’ un vuoto profondo come il mistero della morte, un vuoto terribile, spaventoso, che però noi riempiamo con la fede della resurrezione o con la rassegnazione della ragione. E’ toccato all’uomo e all’amico che avremmo voluto ancora a lungo con noi, è toccato a uno dei punti di riferimento che avevamo posto sul nostro cammino, perché non era il professor Lo Schiavo solo il medico di valore indiscusso ed esemplare per il mero servizio pubblico svolto, il docente severo e disponibile, il divulgatore e il ricercatore di conoscenza, ma anche il grande motociclista ai nostri occhi affascinante. Soprattutto era l’amico cortese, colto, generoso, una persona perbene, un gentiluomo, un amico mite e insieme determinato, insomma un amico con la A maiuscola perché lasciava schiuse la porta del suo studio e quella del suo cuore e della sua mente. Ecco perchè oggi siamo inondati, oppressi dalla tristezza, ecco perchè noi tutti siamo oggi riunti ai suoi familiari a testimoniare un amicizia fosse antica o recente ma con radici forti, ecco perchè oggi ci sentiamo davvero più soli. Addio caro Francesco”